martedì 25 dicembre 2012

Oppressione e grigiore? No, crescere sotto il comunismo è stato il periodo più felice della mia vita.


Il 25 dicembre 1991 la bandiera rossa sul pennone del Cremlino veniva ammainata dopo quasi settant'anni. Un'epoca era finita.

Ho tradotto questo articolo che ho trovato sul Dailymail, un quotidiano inglese, che riporta la testimonianza di una signora che è cresciuta durante l'ultima parte del comunismo ungherese.


Lo ritengo interessante e importante perché fa capire come i mezzi di informazione occidentali hanno distorto la realtà e ci hanno raccontato solo il lato oscuro del comunismo, guardandosi bene dal mostrare anche ciò che di buono c'era. 
Approfittate del viaggio a Budapest per riflettere anche su quanto la nostra stampa "libera" mistifica la realtà a favore del pensiero unico e ci presenta un mondo diviso tra bene assoluto e male assoluto mentre invece la realtà è molto più sfumata e complessa.


Di Zsuzsanna Clark

Quando la gente mi chiede come è stato crescere dietro la cortina di ferro in Ungheria negli anni Settanta e Ottanta, i più si aspettano di sentire racconti di polizia segreta, file per il pane e altre penose esperienze di vita sotto il partito unico.
Restano sempre delusi quando spiego che la realtà era ben diversa, e l'Ungheria comunista, lungi dall'essere l'inferno sulla terra, era in realtà un posto piuttosto divertente dove vivere.
Il comunismo è stato per tutti garanzia di occupazione, buona educazione e assistenza sanitaria gratuita. I crimini violenti erano praticamente inesistenti.


Ma forse la cosa migliore di tutte era il senso prevalente di cameratismo, lo spirito che manca nel mio paese adottivo la Gran Bretagna, e purtroppo ogni volta che torno in Ungheria oggi vedo che quello spirito sta scomparendo. Le persone si fidavano l'una dell'altra, e quello che c'era veniva condiviso.

Sono nata in una famiglia della classe operaia a Esztergom, una città nel nord dell'Ungheria, nel 1968. Mia madre, Julianna, veniva dall'est del paese, la parte più povera. Nata nel 1939, ha avuto un'infanzia dura. Ha lasciato la scuola all'età di 11 anni ed è andata a lavorare nei campi. Si ricorda che doveva alzarsi alle 4 del mattino e camminare cinque miglia per comprare una pagnotta di pane. Da bambina era così affamata che spesso aspettava accanto alla gallina fino a quando deponeva un uovo.
I primi anni del comunismo sono stati molto duri e hanno portato alla rivolta del 1956.

Dopo la rivoluzione i leader comunisti capirono che avrebbero potuto consolidare il loro potere solo rendendo la nostra vita più tollerabile. E così lo Stalinismo fu accantonato e "il comunismo gulasch", fu chiamato così il nuovo comunismo liberale, prese avvio.
Janos Kadar, nuovo leader del paese, trasformò l'Ungheria nella "caserma più felice" dell'Europa orientale. Probabilmente abbiamo avuto più libertà che in qualsiasi altro paese comunista.

Una delle cose migliori è stato il modo in cui sono stati aperte le opportunità di svago e festa a tutti. Prima della seconda guerra mondiale le vacanze erano riservate alle classi borghesi e aristocratiche. Nell'immediato dopoguerra la maggior parte degli ungheresi hanno lavorato così duramente alla ricostruzione del paese che le vacanze erano fuori discussione.
Negli anni Sessanta, però, come in molti altri aspetti della vita, le cose sono cambiate in meglio. Entro la fine degli anni Sessanta, quasi tutti potevano permettersi di andare in vacanza, grazie alla rete di sovvenzione sindacale, società e cooperative dei centri di vacanza.
I miei genitori lavoravano a Dorog, una città vicina, per Hungaroton, una società controllata dallo Stato, perciò siamo stati al campo estivo della fabbrica sul lago Balaton "il mare ungherese".
Il campo era simile al tipo di colonie di vacanza in voga in Gran Bretagna nello stesso periodo, con l'unica differenza che per il proprio divertimento la sera non c'erano Butlins.

Alcuni dei miei primi ricordi della vita a casa sono gli animali che i miei genitori tenevano nella loro piccola azienda agricola. Animali di allevamento era qualcosa che molte persone avevano, così come l'orto. I miei genitori avevano circa 50 polli, maiali, conigli, anatre, piccioni e oche. Tenevamo gli animali non solo per sfamare la nostra famiglia ma anche per vendere la carne ai nostri amici. Usavamo le penne d'oca per fare cuscini e piumoni.

Il governo dava molto valore all'istruzione e alla cultura. 
Prima dell'avvento del comunismo, le opportunità per i figli dei contadini e della classe operaia urbana, come me, di salire la scala educativa erano limitate. Tutto questo è cambiato dopo la guerra.
Il sistema scolastico in Ungheria era simile a quello che esisteva in Gran Bretagna. L'istruzione secondaria era divisa in scuole primarie, scuole secondarie specializzate e scuole professionali. Le differenze principali erano che la scuola elementare durava fino all'età di 14 anni, anziché 11.
C'erano anche le scuole serali per bambini e adulti. I miei genitori, che avevano lasciato la scuola da bambini, presero lezioni di matematica, storia e letteratura ungherese e di grammatica.
Ho amato i miei giorni di scuola, e in particolare la mia adesione ai Pionieri, un movimento comune a tutti i paesi comunisti.
Molti in Occidente credevano che fosse un rozzo tentativo di indottrinare i giovani con l'ideologia comunista, ma essere un Pioniere ci ha insegnato abilità di vita e valori, come l'amicizia, il costruire insieme le cose e l'importanza di lavorare per il bene della comunità. "Insieme per l'altro" era il nostro slogan, era così che eravamo incoraggiati a pensare.
In qualità di Pioniere, chi si impegnava nello studio, nel lavoro comune e nei concorsi scolastici, veniva  premiato con un viaggio in un campo estivo. Sono andata ogni anno perché ho partecipato a quasi tutte le attività scolastiche: lavoro, concorsi, ginnastica, atletica, coro, tiro, letteratura e biblioteca.
L'ultima notte al campo Pionieri cantavamo le canzoni intorno al fuoco, canzoni come ad esempio l'inno dei Pionieri: "Mint un fenn mokus un fan, az uttoro oly Vidam" (Siamo felici come uno scoiattolo su un albero), e le altre canzoni tradizionali. I nostri sentimenti sono sempre stati duplici: tristi per la fine della vacanza, ma felici al pensiero di vedere ancora una volta le nostre famiglie.
Oggi, anche coloro che non si considerano comunisti guardano indietro ai loro giorni nei Pionieri con grande affetto.
Le scuole ungheresi non seguirono le cosiddette "idee progressiste" in materia di istruzione, così come accadeva in Occidente. Gli standard accademici erano estremamente elevati e la disciplina era rigida.
Il mio professore preferito ci ha insegnato che senza la padronanza della grammatica ungherese ci sarebbe mancata la fiducia per articolare i nostri pensieri e i nostri sentimenti. 
Potevamo fare un solo errore se volevamo raggiungere il più alto grado.
A differenza della Gran Bretagna c'erano esami orali in ogni materia. In letteratura, per esempio, i testi proposti dovevano essere memorizzati e recitati e poi lo studente doveva rispondere alle domande del docente.
Ogni volta che c'era una festa nazionale ero tra quelli a cui veniva chiesto di recitare una poesia di fronte a tutta la scuola. 

La cultura era considerata estremamente importante dal governo. I comunisti non volevano che le cose belle della vita fossero appannaggio solo delle classi benestanti: il meglio della musica, della letteratura e della danza erano per tutti.

Questo significava che lo stato dava sussidi generosi alle istituzioni culturali tra cui orchestre, teatri lirici, teatri di prosa e cinema. I prezzi dei biglietti erano sovvenzionati dallo Stato, si poteva andare all'opera o a teatro a prezzi accessibili.
"Case della cultura" erano presenti in ogni città e villaggio, in modo che anche nelle province, anche nei piccoli paesi la classe lavoratrice, come i miei genitori, poteva avere un facile accesso alle arti dello spettacolo.
La programmazione della televisione ungherese rispecchiava la priorità del regime di portare la cultura alle masse, senza istupidimento.
Quando ero un'adolescente il sabato sera in prima serata la programmazione in genere significava avventura: Jules Verne, un recital di poesie, uno spettacolo di varietà, uno spettacolo teatrale dal vivo, o un semplice film di Bud Spencer.
Gran parte della televisione ungherese era di produzione nazionale, ma i programmi di qualità erano importati, non solo dagli altri paesi del blocco orientale, ma da ovest, anche.
Gli ungheresi nei primi anni Settanta hanno seguito le prove e le tribolazioni di Soames Forsyte in The Forsyte Saga altrettanto avidamente di quanto i telespettatori britannici avevano fatto qualche anno prima. La linea Onedin è stato un altro popolare serie della BBC che mi sono divertita a guardare, insieme ai documentari di David Attenborough.
Tuttavia, il governo ha vigilato contro il pericolo di trasformarci in una nazione di quattr'occhi pantofolai.
Ogni lunedì era la "notte di famiglia", la televisione di Stato non trasmetteva per incoraggiare le famiglie a fare altre cose insieme. Altri la chiamato "notte di pianificazione familiare", e sono sicura che sarebbe interessante verificare i dati che indicano la percentuale di bambini concepiti il lunedì sera sotto il comunismo.

Abbiamo vissuto bene sotto "il comunismo gulasch", c'era sempre cibo sufficiente, non siamo stati bombardati da pubblicità di prodotti di cui non avevamo bisogno.
In tutta la mia giovinezza ho portato vestiti che mi sono cucita da sola, come faceva la maggior parte dei giovani. La mia borsa di scuola era della fabbrica in cui i miei genitori lavoravano. Che differenza con l'Ungheria di oggi, dove i bambini sono vittime di bullismo, come in Gran Bretagna, per aver indossato il marchio "sbagliato".


Come la maggior parte delle persone nel periodo comunista, mio ​​padre non era ossessionato dal denaro.
Come meccanico ha lavorato per molte persone e ha aiutato molte persone. Una volta ha visto un'auto in panne con il cofano aperto. Apparteneva a un turista tedesco-occidentale.
Mio padre ha rimesso a posto l'auto e ha rifiutato il pagamento, anche solo una bottiglia di birra. Per lui era naturale che qualcuno rifiutasse di accettare denaro per aiutare qualcuno in difficoltà.

Quando il comunismo in Ungheria è finito nel 1989, non ero solo sorpresa, ma triste, come molti altri. Sì, c'erano persone in marcia contro il governo, ma la maggior parte della gente comune, io e la mia famiglia inclusi, non vi prese parte.

La nostra voce, la voce di coloro le cui vite sono state migliorate dal comunismo, è raramente ascoltata quando si tratta di ricordare come era la vita dietro la Cortina di Ferro.
Invece, i racconti che sentiamo in Occidente sono quasi sempre di emigrati ricchi o anti-comunisti dissidenti.

Il comunismo in Ungheria ha avuto il suo lato negativo. Mentre i viaggi in altri paesi socialisti erano liberi, i viaggio verso l'Occidente erano difficili e consentiti solo ogni due anni. Pochi ungheresi (me compresa) apprezzavano le lezioni obbligatorie di russo.
C'erano limitazioni assurde e inutili difficoltà burocratiche e la libertà di criticare il governo era limitata. 

Eppure, nonostante questo, credo che nel complesso, gli aspetti positivi compensano gli aspetti negativi.

Venti anni dopo, la maggior parte degli aspetti positivi del comunismo sono stati distrutti.

Le persone non hanno più la sicurezza del lavoro. La povertà e la criminalità sono in aumento. La classe lavoratrice non può più permettersi di andare a teatro. Come in Gran Bretagna, la TV ha stordito la gente in misura preoccupante, e ironia della sorte, non abbiamo mai avuto il Grande Fratello sotto il comunismo.
La maggior parte dello spirito di cameratismo che tanto abbiamo apprezzato è quasi scomparso purtroppo. Negli ultimi due decenni abbiamo avuto centri commerciali, "democrazia" con più partiti, telefoni cellulari e internet. Ma abbiamo perso molto di più.

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